mercoledì 4 novembre 2009

Il pareggio: come e quando

Che cos’è e a cosa serve il pareggio?
Il pareggio rappresenta la correzione, operata dall’uomo sull’unghia, dei difetti di forma e dimensione che si vengono a creare sull’unghia stessa in condizioni di allevamento intensivo.
Lo scopo teorico del pareggio è quello di ripristinare l’unghia “naturale”, riportandola cioè alla lunghezza e all’altezza che avrebbe avuto se la bovina fosse vissuta sempre nei pascoli, ricreando inoltre il modello, ossia la concavità centrale della cui importante funzione abbiamo già parlato. In questo modo l’unghia, recuperando la sua forma naturale, recupererà anche la originaria funzionalità e si manterrà più sana. Un effetto immediato del pareggio ad esempio è quello di ridistribuire il peso su entrambi gli unghioni e di ripristinare il corretto appiombo degli arti.

Quali sono le regole del pareggio?
Poiché il piede di un qualunque bovino al pascolo è più o meno uguale per forma e dimensione a quello di un qualsiasi altro bovino al pascolo, si ritiene che anche per qualsiasi bovino in allevamento (indipendentemente cioè da età, attitudine e peso) vada bene un unghia di dimensioni standard. Si ritiene che tali dimensioni standard, alle quali il pareggio deve mirare, siano 7,5 cm di lunghezza e 0,5 cm di spessore in punta. Queste sono le misure MINIME. In pratica il pareggio ideale deve accorciare l’unghia fino alla lunghezza minima di 7,5 cm e ridurre lo spessore in punta fino ad un minimo di 0,5 cm, non oltre.
Questi 7,5 cm corrispondono all’incirca allo spessore di quattro dita di un uomo, ma poiché alcuni allevatori hanno mani grosse come la pala di un escavatore, è bene controllare questa misura con un righello, almeno le prime volte.
In un'unghione sano, che non presenta deformità o patologie come la laminite, al di sotto di queste misure si rischia di indebolire troppo l'unghia o peggio di creare vere e proprie lesioni e “andare a sangue”. Mi capita con una certa frequenza che gli allevatori mi chiedano di accorciare l'unghia maggiormente rispetto a questi 7,5 cm. Allora io gli chiedo perché non camminano in stalla con le ciabatte o a piedi nudi. Normalmente questo è sufficiente a chiarire il concetto: un’unghia troppo corta è come un paio di scarpe senza la suola! Tuttavia ci sono rare occasioni (è vero lo giuro) in cui qualche allevatore mi risponde: ma io lo faccio regolarmente, di camminare a piedi nudi! In questi casi la vittoria è impossibile e l'unica scelta onorevole è accettare la sconfitta (allevatore Vs veterinario 1-0).
Scherzi a parte, mantenendo queste misure l'unghione lavora correttamente, non ci sono punti di maggior carico e se non ci sono malattie già in atto o condizioni ambientali sfavorevoli (quelle che impediscono alla bovina di coricarsi e riposare sufficientemente) l’unghione si mantiene sano e difficilmente svilupperà lesioni.
Il pareggio è infatti una condizione necessaria al mantenimento della salute del piede ma purtroppo non è sufficiente da solo a garantirla. Altri due elementi sono necessari, anche se ancora una volta non sufficienti se presi singolarmente: l'alimentazione e, appunto, il riposo. Di questo parleremo in seguito.

Con quali strumenti si esegue il pareggio?
Il pareggio può essere eseguito con diversi strumenti. Nel rispetto della più pura tradizione si usano tenaglie (manuali o a olio) e coltelli, mentre più moderno è l’uso di frese di diverso tipo (taglienti o abrasive). Le frese, sebbene siano uno strumento moderno, venivano ammesse anche dall'inventore del metodo olandese, per il quale l’elemento più importante del pareggio è il risultato finale, non il modo di raggiungerlo. Che il pareggio venga eseguito con i coltelli o con strumenti a motore, quello che conta è il risultato. Nessuno dei due sistemi è sinonimo di migliore qualità del lavoro: sono solo dei mezzi e quello che unicamente conta è la capacità e l'onestà di chi li adopera.
Ci sono però tre considerazioni da fare sull'uso delle frese, per chi volesse provarle. Per prima cosa necessitano di un ottimo bloccaggio del piede soprattutto per il tipo a lame. Le arle tradizionali che si trovano comunemente nelle stalle non sono adatte all’uso delle frese con lame in quanto risultano sprovviste di un buon sistema di bloccaggio. Se il piede non è perfettamente fermo, è pericoloso l'uso di frese taglienti. Infatti se gli unghioni sono liberi di muoversi (a parte il fatto che l’intervento di pareggio risulterà impreciso) queste frese possono impuntarsi, “zappare”, e rimbalzarci addosso causando ferite più o meno serie sia all'animale sia a noi stessi (e dolorose come ho potuto constatare di persona). Inoltre, se si usano su un posteriore, la vacca può scalciare con conseguenze che potete ben immaginare.
Inoltre le frese a lama hanno una capacità di asportazione di unghia generalmente piuttosto elevata e se manovrate da personale inesperto facilmente si va incontro a problemi di iperpareggio (eccessiva accorciatura e indebolimento dell’unghia).
Le frese abrasive da un lato sono meno pericolose di quelle taglienti, ma d’altra parte tendono a surriscaldare il corno. Per questo motivo non si possono usare per unghioni troppo grossi. Le frese abrasive sono al contrario molto comode per eseguire una perfetta rifinitura dell'unghia, ad esempio per gli animali da fiera, o per preparare il piede all'applicazione di una soletta ortopedica. Tanto sono ovvi gli inconvenienti delle frese nelle mani di personale impreparato, quanto sono altrettanto evidenti i loro vantaggi per l’operatore esperto. Le frese infatti consentono di eseguire il lavoro con meno sforzo fisico e assumendo una posizione di lavoro più comoda. Con una buona dose di abilità e un po’ di pazienza si riesce inoltre a dare velocemente una bella forma anche agli unghioni più disastrati.
Io personalmente faccio largo uso delle frese anche se non ho abbandonato affatto i coltelli.
I coltelli infatti si dimostrano insostituibili sia per arrivare dove non arrivano le frese, sia per trattare le lesioni. I coltelli devono essere sempre molto taglienti: allo scopo porto sempre con me una mola specifica per tenere le curasnette affilate come rasoi e non di rado gli allevatori mi chiedono di sistemare anche le loro, accompagnate spesso da tutti i coltelli e le forbici di casa. A volte ho la strana sensazione che siano più attenti a questo, che non ai piedi delle vacche!

Quando si esegue il pareggio?
Esistono due possibili differenti approcci. Si può stabilire di pareggiare una volta all’anno tutti gli animali, indistintamente, oppure si può scegliere di pareggiare gli animali alla messa in asciutta.
Il pareggio alla messa in asciutta è preferibile in quanto consente un miglior controllo sulla mandria e impedisce l'accumularsi di patologie croniche. Infatti con questo tipo di pianificazione riesco a gestire in modo serrato gli “animali-problema” senza per questo interferire troppo pesantemente sul lavoro di stalla. Un conto è infatti fare controlli durante un incontro già programmato (che spesso dura una intera mattina se non tutto il giorno), un altro è andare in allevamento apposta, preparare, prendere gli animali, sbaraccare e lavare tutto, con grande dispendio di tempo, non solo mio ma anche vostro.
Il limite di entrambi i sistemi sta nel fatto che ogni animale viene visto una sola volta all'anno, cosa da molti (me compreso) ritenuta insufficiente.
Infatti già dopo 3-4 mesi il modello è scomparso e spesso un unghione è già più sviluppato dell'altro. Per contrastare questo problema sto proponendo in alcune stalle di piccole dimensioni di pareggiare, a prezzo fortemente scontato, tutto l'effettivo ogni 6 mesi e i primi riscontri sono molto favorevoli.

1 commento:

  1. Complimenti, è una descrizione chiara e piacevole

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